Diego De Silva

Diego De Silva

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002), Da un'altra carne (2004), Non avevo capito niente (2007, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi .

Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini e Crimini italiani (2000, 2005 e 2008).

Scrive anche per il cinema. I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.

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SABATO SERA, DOMENICA MATTINA
di Alan Sillitoe
nella riscrittura di
Diego De Silva

L’uscita di un locale pubblico si trova sempre dalla parte opposta di un uomo che si alza da tavola ubriaco e deve attraversare una sala piena di gente. Questo, Arthur lo sa; ma non se ne fa un problema più di tanto. È sabato sera, l’unico spazio in cui gli sembra di vivere un po’, dopo una settimana in fabbrica (e al netto della depressione in cui è affossata ogni domenica); e delle regole di buona condotta sociale, d’altra parte, non glien’è mai fregato granché. Del resto, non ha mai fatto nulla per scrollarsi di dosso la reputazione di sciupamogli che si porta dietro a tutto merito; figurarsi se si lascia inibire dall’idea di barcollare davanti a tutti nel locale che frequenta abitualmente.
Durante la settimana il tempo lo impiega: ora, finalmente, può sprecarlo. “Bevi e divertiti”, è l’imperativo categorico.
Raggiunge l’uscita con gli occhi degli avventori del pub puntati addosso come riflettori senza che uno solo s’azzardi a sconsigliargli di prendere le scale, e un attimo dopo, com’era inevitabile che succedesse – e benché si tenga al corrimano, visto che le undici birre e i sette gin che gli corrono nel sangue hanno come separato la mente dal corpo, – capitombola dal primo gradino
all’ultimo, con la comica predestinazione di Vil Coyote che incappi in una delle sue maldestre trappole in un cartone d’annata.
Brenda, dal tavolo, non si scompone nemmeno quando l’ultimo tonfo spegne definitivamente la serie consecutiva degli atterraggi. Probabilmente, non c’è più nulla di Arthur che riesca ancora a scuoterla. Dovrebbe essere annoiata da un uomo che non sa più sorprenderla, tanto è uguale a sempre il copione che ogni volta le propina (e poi, non è neanche suo marito); eppure, non sa spiegarsi perché la sua inconsistenza continui a divertirla e ad intrigarla così tanto.
Al White Horse stasera è festa, o meglio beneficenza (il Notts County ha vinto in casa, e i tifosi del pub si sono riuniti per celebrare l’affermazione della squadra); ma la giusta causa non è un deterrente per gli abitudinari del bicchiere. Ad Arthur bere piace, ma non al punto di non riuscire a stare in piedi. Se si è ridotto in questo stato è per via di un buffone grande e grosso (un marinaio, forse) che l’ha sfidato a bere dopo aver passato la serata a passare di tavolo in tavolo vantandosi di quanti posti del mondo abbia visitato e quanto, soprattutto, sia capace di reggere l’alcol; e Arthur, ovviamente, non s’è tirato indietro.

© Diego De Silva, 2010 - © minimum fax, 2010