Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo è nato nel 1964 a Caserta, e vive a Roma. Oltre a Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), ha pubblicato per Feltrinelli una raccolta di racconti (Storie di primogeniti e figli unici, 1996, premio Giuseppe Berto e premio Chiara), un romanzo (E se c'ero dormivo, 1998), un racconto lungo (Il tempo imperfetto, 2000) e Allegro occidentale, finalista al Premio Strega 2004.

Per Laterza ha pubblicato Italia spensierata (2007) e per Einaudi La separazione del maschio (2008) e Momenti di trascurabile felicità (2010).

Lavora anche per il cinema come sceneggiatore e ha collaborato, tra gli altri, con Nanni Moretti, Silvio Soldini, Michele Placido,Paolo Virzì.

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IL MIGLIORE
di Bernard Malamud

nella riscrittura di
Francesco Piccolo

Fa freddo, anche in casa. La luce che arriva dalla finestra non è cupa, come avevo immaginato. Forse è tardi, forse no. Non lo so. L’unica cosa che so fare, adesso, è andare lì,
appoggiare la fronte al vetro e guardare fuori fino a quando non sento di essere sveglio per davvero.
Nel cortile di fronte, vedo questa scena di due bambini mai visti, eppure il cortile è di fronte a me da anni e io sto qui a fissarlo da anni, e non ci vedo mai nessuno: uno dei due, piccolo e biondo, si lancia rasente il muro con un pallone tra i piedi e come se avesse un avversario davanti fa due finte, e sta muovendo le labbra, mi sembra di capire (o lo immagino soltanto), quindi sta facendo la telecronaca con voce concitata. E poi calcia un cross piuttosto teso e non troppo alto. L’altro bambino, un ragazzino scuro e troppo alto e troppo magro, compie un gesto ancora più perfetto: va incontro alla palla, spinge un piede al suolo e salta torcendosi tutto, e colpisce il pallone con la tempia, raddoppiandone la velocità. Il pallone
sbatte forte contro il muro del palazzo, ad un’altezza giusta per le intenzioni del gol.

Il bambino corre con le braccia larghe e si inginocchia urlando, il suo compagno corre ad abbracciarlo e ridono felici, indicando qualcuno di fronte a loro, come una tribuna d’onore.
Di fronte a loro ci sono io che li guardo. Io solo. E credo che stiano indicando me, oppure forse no – mi sembra soltanto. Non è la sola cosa stupefacente di questo momento. L’altra è
la perfezione dei gesti che ho visto, una perfezione non congrua in relazione all’età dei bambini, che avranno sette o otto anni; una perfezione irripetibile, non soltanto in questo
pomeriggio, ma probabilmente in tutti i pomeriggi a venire della loro vita.

E poi ce n’è un’altra ancora: questa scena, esattamente questa, così come l’ho vista, io la sogno tutte le notti da quando ero ragazzo. Quello che colpisce di testa alla perfezione sono
io, e intorno a me c’è uno stadio colmo di gente. E io mi inginocchio e indico qualcuno.
Qualcuno di preciso.


© Francesco Piccolo, 2010 - © minimum fax, 2010